Vassili Orat’ e la musica oggettiva

Il talento fa’ quello che vuole, il genio fa’ quello che può. (Carmelo Bene ndr)

 

Tra i mezzi d’espressione, che in questo e in altre sedi chiamiamo semplicemente arte, ci è mancata fin qui quella forse più immediata, che spesso ci coinvolge nostro malgrado, e che più di altre resta impressa nella memoria. Stiamo parlando della musica.

Quello che vorremmo fare in questo sito, non è una sterile critica alle opere, trappola in cui forse ci è già capitato di finire, ma è anche e soprattutto promuovere le espressioni artistiche meritevoli.

Questa settimana vogliamo dedicarla a Vassili Orat’, batterista.

Nato a nel 1970 a New Orleans, città della musica, sin dall’età di 30 secondi cominciò a percuotere a ritmo il suo stesso cordone ombelicale, strillando come tutti i bambini appena nati. La tecnica era già così affinata da sbalordire i medici e la madre, che non poterono fare a meno di muoversi a ritmo di musica. L’ostetrica che finalmente si decise a tagliare il cordone, lo fece danzando.

Il suo genio incontenibile è esploso in quel momento tutto in una volta, come se avesse atteso secoli prima di poter uscire, come giunto da un’antica, paziente attesa. E il modus suonandi gli è rimasto impresso come una sorta di imprinting per tutta la vita.

Batterista formidabile, genera un ritmo sconosciuto al mondo della musica. L’impressione è di ascoltare più batteristi perfettamente sincronizzati.

Ascoltate.

Come avrete senz’altro notato, il grido di Vassili disturba l’esibizione. Questo è il suo unico difetto. Mentre suona, non può smettere di gridare. Esattamente come quando era appena nato.

Un bel problema, soprattutto considerando che non basta usare una batteria elettrica per escludere la voce. Vassili infatti genera una particolare frequenza che penetra nei sensori di qualunque tamburo, venendo irrimediabilmente registrata.

Naturalmente Vassili riesce a suonare senza gridare, ma il risultato è questo.

Un alchimia imprescindibile per il suo genio. Le sue urla infantili e la sua maestria: due gemelli siamesi, in cui l’esistenza di un elemento è indispensabile all’esistenza dell’altro.

Un fenomeno riconducibile all’arte oggettiva dimostrata da Georges Ivanovič Gurdjieff. Secondo il filosofo, l’arte occidentale contemporanea è soggettiva, un’opera cioè in cui l’autore esprime sé stesso, ma che non tutti i fruitori colgono allo stesso modo. Nell’arte oggettiva, invece, tutti i fruitori provano le stesse sensazioni. Perché è un’arte “esatta”, che vibra al ritmo dell’Universo, e quindi del nostro corpo.

E’ il caso di Vassili: chiunque ascolti la sua musica prova un’oggettiva sensazione di disagio.

Noi non sappiamo come risolvere questo problema che non solo priva Vassili di un’esibizione serena, ma priva tutti noi del batterista più dotato che il mondo abbia mai conosciuto. Jo Jones, Don Brewer, John Bonham, Buddy Rich, tutti ci implorano di trovare una soluzione.

Chiediamo se tra i nostri lettori ci sia un ingegnere audio che possa in qualche modo filtrare quella benedetta voce, e farci godere del capolavoro. Per ridare serenità a Vassili, invece, non sappiamo cosa fare. Lui sarebbe pronto a tagliarsi le corde vocali pur di godersi il suo strumento. Se non l’ha ancora fatto, è perchè ha paura che rompendo la sua voce, si spezzi anche l’incantesimo. La magia di quei gesti veloci, stabili, perfetti, puri.

Se tra i nostri lettori c’è un medico, lo preghiamo di confermare o smentire l’esistenza di un reale pericolo in caso di operazione. Grazie.

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