I poveri gigolò di Riace

« Sapete come si cerchi di arrivare alla perfezione almeno nell’arte… perché… è talmente difficile nella vita » (Woody Allen)

A cosa serve l’Arte? La sua funzione principale è far emergere i lati più profondi dell’artista che altrimenti resterebbero inespressi. Questi lati esistono già, quindi l’artista non è creatore di nulla. Tuttavia ha un compito importantissimo: liberare il sé stesso più profondo per renderlo accessibile agli altri. Michelangelo se n’era già accorto quando diceva che «Ogni blocco di pietra ha una statua dentro di sé ed è compito dello scultore scoprirla». Quindi l’Opera già esistente è ricoperta con della materia superflua che l’artista rimuove, come se aprisse una finestra per far entrare la luce che già esiste, ma che senza l’impegno dell’artista resterebbe nascosta, inespressa. Questa apertura alla luce vitale è un gesto semplice di per sé, ma che può risultare penoso per l’ego, per il quale accettare di non essere creatore di nulla è difficile. Come è difficile per Woody Allen accettare che la vita è già perfetta così com’è. Qualunque sforzo per perfezionarla ulteriormente sarebbe vano, perché come si può rendere perfetto qualcosa che già lo è? L’imperfezione di cui parla Woody Allen non è nella vita, ma nella discrepanza tra ciò che la vita è, e ciò che lui vorrebbe che fosse. Woody Allen, che amo molto, confonde ciò di cui abbiamo bisogno con ciò che vorremmo. La vita sa di cosa abbiamo bisogno, e noi “artisti di vita” dobbiamo solo osservarla per intuire come far emergere la creatività che già esiste in noi. Quando ciò avverrà forse non ci sarà più bisogno dell’arte e ahimè, neanche di Criptic’art.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E proprio dal mare emersero nel 1972 i Bronzi di Riace, le due celebri sculture presumibilmente greche risalenti al V secolo a.c.

Quanti misteri attorno ai Bronzi di Riace… Fino al coinvolgimento di Criptic’art nella faccenda si erano potute formulare solo delle ipotesi sulla loro origine. Non si era neanche sicuri di chi fosse l’autore. Dopo il ritrovamento le due sculture divennero subito molto popolari perché esistono pochissime altre opere elleniche in bronzo di quel periodo, dato che era un materiale molto prezioso adoperato per le armi. I Bronzi di Riace si erano salvati, si credeva, perché protetti dalle acque del mare. Si ma chi li ha scolpiti, e chi rappresentano?  Come tante altre volte è toccato a Criptic’art sbrogliare la matassa, ma per quanto il nostro lavoro sia utile all’umanità, non siamo noi gli artefici delle risposte. Noi ci siamo limitati ad aprire la finestra: è la luce che ha fatto chiarezza.

Cominciamo col dire che i Bronzi non risalgono affatto al V secolo a.c. bensì alla fine degli anni ’60. Ma andiamo con ordine. Tempo fa la nostra redazione ha ricevuto l’incarico dalla Regione Calabria di compiere uno studio approfondito sull’origine delle statue. Data l’importanza del compito, mi sono recato personalmente al Museo Nazionale della Magna Grecia a Reggio Calabria in cui sono esposte le due statue. Colpito dalla vividezza degli occhi della statua A il giovane, ho inciso con l’aiuto di una sgorbia da intaglio l’occhio sinistro della statua per prelevarne un campione. Immaginate la mia sorpresa quando dal sottile strato di bronzo, un bulbo oculare è caduto in terra!

Dopo aver avvisato il direttore del museo, ho subito chiamato la polizia perché la cosa non riguardava più l’archeologia ma rientrava nel campo del crimine. Era difatti evidente che un atroce delitto era stato commesso. Ma cosa era accaduto esattamente? Fu presto chiarito che le statue contenevano due cadaveri, conservati in un involucro di bronzo. Nonostante la scoperta raccapricciante ero orgoglioso di me, perché avevo applicato gli insegnamenti di Michelangelo: rimuovendo il bronzo non avevo forse tolto il materiale che impediva a qualcosa di più profondo di emergere?

Dopo aver svolto il mio compito ho affidato le indagini alla polizia investigativa, che grazie alle testimonianze ed al ritrovamento di alcune foto ha potuto ricostruire l’intera vicenda. E’ una storia che ha dell’incredibile, ma come diceva Sherlock Holmes «Una volta eliminato l’impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, dev’essere la verità». E questa verità ci dà la conferma che la vita è sempre più originale di qualunque volo di fantasia.

Negli anni ’60 un mediocre scultore calabrese omosessuale provò a compensare le sue insoddisfazioni artistiche organizzando orge. Si innamorò di due gigolò e li prese con lui. Per un po’ le cose andarono bene ma presto lo scultore si scoprì insoddisfatto nel vedere che il piacere dei suoi amanti si spegneva dopo ogni amplesso, e decise di ricoprirli di bronzo fuso nel momento in cui i loro organi genitali fossero in erezione. Volle in sostanza utilizzare il mezzo artistico per perfezionare la vita, come Woody Allen. Ma la vita si ribellò e qualcosa andò storto. Risultò infatti impossibile mantenere i due sessi in erezione mentre il bronzo rovente ci colava sopra: notoriamente un dolore accecante non genera eccitazione a meno che non si è masochisti, e nessuno dei due gigolò lo era.

Nell’immagine sottostante il bronzo ricopre le due vittime. Le foto sono state scattate poco dopo l’operazione.

Nella foto qui sotto, alcune partecipanti all’orgia notano con disappunto che l’apparato genitale della statua è a riposo.

Secondo le testimonianze di alcuni partecipanti alle orge, le “opere” dello scultore vennero poi abbandonate nel mare calabro al largo di Riace. Furono ritrovate un paio di anni dopo e vennero coinvolte nel più grande equivoco della storia dell’arte. Immaginate, due poveretti brutalizzati e uccisi che vengono da più di quarant’anni scambiati per opere d’arte. Lasciatecelo dire: questa non è arte.

Ci teniamo a ringraziare pubblicamente il comando di Polizia di Riace per aver condotto così brillantemente le indagini, e confidiamo nella loro professionalità per assicurare alla giustizia questo crudele criminale. Ammesso che sia ancora vivo.

Due membri dell’associazione “Riabilitiamo i bronzi” portano in gita la statua. L’obiettivo dell’associazione è restituire rispettabilità alle due vittime, in questo caso portandola al mare per farla apparire come un uomo abbronzato sul bagnasciuga.

Nell’immagine in basso, il Presidente emerito Matteo Renzi, ancora in carica all’epoca delle nostre indagini, ristabilisce pubblicamente la realtà dei fatti. La statua de “Il vecchio” viene applaudita.

Nella foto in alto Renzi cerca di instaurare un dialogo con la statua, mentre l’assistente alle sue spalle gli spiega che non essendo più in vita, non può comunicare.

 

Siamo contenti di aver fatto luce sulla vicenda, anche se a volte la verità è diversa da come la vorremmo.

 

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