Lettera dalla Terra

Salve,

Sono il pianeta Terra. Finalmente ci conosciamo! Ci frequentiamo già da tempo ma questa è la prima volta che vi scrivo. Mi scuso di non averlo mai fatto ma spesso sono persa nell’universo, nel rapporto con il sole, le galassie e l’infinito, e trascuro il resto. Mi piace scrivervi in occasione del Natale, periodo in cui si raccolgono i frutti maturati durante l’anno, simboleggiati splendidamente dalle palle sull’abete e dai regali ai suoi piedi.

Mi chiedevo: come cambia il mondo? E’ una bella domanda, e le domande sono più importanti delle risposte perché ci fanno crescere seminando dubbi. Mentre una risposta è la fine di un dubbio. Quindi non vi scrivo per rispondere alla domanda ma per dirvi quanto sia felice di ospitarvi sulla mia crosta. Innanzitutto volevo tranquillizzarvi, perché vedo gente che si preoccupa, manifestazioni con slogan tipo salviamo il pianeta. Non preoccupatevi per me, io non me la passo affatto male! Innanzitutto anche se siete miei ospiti non avete alcun obbligo nei miei confronti. Si, è vero che le vostre bombe atomiche e l’inquinamento non hanno un buon profumo, ma del resto si sa, dopo un po’ l’ospite puzza. Scherzo. Fate ciò che volete di me perché io accetto tutto ciò che è Natura, ed anche le stravaganze dell’uomo lo sono.

A proposito dell’abete, volevo farvi una domanda. Quando gli alberi vengono tagliati, voi ambientalisti soffrite per me, per l’albero o per la paura di rimanere senza ossigeno? E’ triste vedervi piangere quindi se lo fate per noi tranquillizzatevi, perché per l’albero il morire è soltanto un riunirsi alla terra da cui viene. Per me è come tagliarmi la barba, né più né meno. Se penso a com’ero durante quella che voi chiamate preistoria mi rivedo come una hippie, avevo barba e capelli senza fine! Quindi cari ambientalisti, io apprezzo il vostro amore nei miei confronti più di quanto possa esprimere in lingua italiana, ma non angustiatevi. Le bombe atomiche che gli uomini lanciano al largo dell’Oceano Pacifico le avverto come un foruncolo esploso. Macché bomba atomica, sono io che sto una bomba! E poi perfino Gesù mentre lo portavano al patibolo diceva “Donne, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli” forse perché sarebbero state loro a soffrire di più per la Sua morte. Un albero ucciso fa soffrire soprattutto chi lo taglia. Ma va bene così, la sofferenza insegna molto. Però cercate di non farvi troppo male, eh.

Ma in fondo ammiro il coraggio di voi uomini nel rovinare il posto in cui abitate, siete proprio dei pazzerelli! Come un marinaio che affonda la sua barca. Lo fate per mettervi alla prova, eh, per vedere come ve la cavate senza una casa, scavezzacollo che non siete altro! Siete dei ricercatori nati. Pur di sperimentare la sofferenza andate a fare un lavoro che non amate, o restate su letti di ospedale per anni e anni invece di scegliere di morire. Mi siete simpatici perché siete come bambini pieni di dubbi che hanno bisogno di giocare, imparare, e io sono contenta che facciate esperienza su di me. Veramente. Sono orgogliosa di avervi sulla mia crosta perché con voi non ci si annoia mai, siete la specie più kamikaze che ho mai conosciuto. Con voi mi diverto un mondo! Capita la battuta? Mondo, pianeta Terra… Vabbe’, avete capito…

Forse un po’ di incoscienza c’è ma è parte del processo di crescita, e comunque la vostra inconsapevolezza mi ha fatto piacere talvolta. Per esempio quando credevate che io fossi piatta e non arrotondata: l’idea mi snelliva. Se però l’incoscienza vi ha stufato, provate a sperimentare anche la Coscienza con una semplice pratica. Respirate l’aria che ancora c’è, ma non meccanicamente come talvolta si fa. Ponete attenzione nel sentirla entrare e uscire dal corpo, coscientemente appunto, e verificate se sentite piacere nel respirare. Potrebbe sembrare una cosa ovvia, e forse è per questo che spesso non si fa attenzione al respiro accorgendosi all’improvviso che si era in apnea. Se poi non entra aria vuol dire che è finita e in tal caso moriremo.

Ma esiste davvero la morte? Se anche dovessimo esplodere nell’universo, gli atomi che ci formano non continuerebbero forse a vivere per comporre altre forme? Forse non c’è né IO né VOI ma solo NOI. Avete presente quelle situazioni di panico in cui si grida Restiamo uniti! Se siamo tutt’uno non c’è da allarmarsi. E se gli atomi che compongono me, che compongono Mozart e che compongono la bomba atomica fossero gli stessi? Vi porgo questa domanda perché assistendo ai litigi che avvengono tra voi uomini si ha l’impressione che non vi sentite uniti. Immaginate che buffo se in futuro realizzerete che stavate litigando contro voi stessi!

Sento che tutti noi siamo la stessa cosa, tant’è vero che in questo momento ho l’impressione di scrivere una lettera non a voi uomini, ma a me stessa. Come una psicopatica che parla da sola! E allora perché c’è questa impressione di separazione? Boh, mica lo so ma forse abbiamo tutti bisogno di fare esperienza credendo di essere separati prima di riunirci spontaneamente. Un po’ come il figliol prodigo che dopo essersi separato dal padre e aver fatto giustamente la bella vita con donne e denaro, si rende conto di essere ancora infelice e ritorna spontaneamente a casa.

Dunque come cambia il mondo? Non lo so, ma in ogni caso non cambio da sola.  Credo che cambieremo a braccetto tutti insieme.

Quindi fate come a casa vostra, perché un’esperienza fatta da voi è un’esperienza fatta da me. Non siete miei ospiti più di quanto io non sia ospite vostro, ed è per questo forse che si definisce ospite sia chi ospita sia chi è ospitato. Ed accogliervi è per me il bellissimo regalo di Natale che quest’anno troverò sotto l’albero perché so che l’esperienza che state facendo su di me vi tramuterà in frutti sempre più saporiti, e sempre più consapevoli di essere saporiti. Vi vedrò crescere sul mio albero.

Perciò fate esperienza, ma per favore almeno il mio albero di Natale non tagliatelo.

Buon Natale.

Il pianeta Terra

 

P.S. Questa mia lettera verbosa non vale nulla rispetto a l’esperienza che state facendo, perché un passo fatto nella pratica vale molto di più di mille parole spese sulla pratica.

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