La barba di Van Gogh

Gli autoritratti di Van Gogh sono tra le sue opere più apprezzate. Forse anche da lui, visto che ne ha dipinti ben 37.

Un numero casuale? Noi crediamo di no.

Genio della pittura, è morto povero e misconosciuto, perché viviamo in un mondo che spesso ignora i Maestri quando sono in vita. Essendo noi troppo occupati a inseguire il mondano, non sappiamo apprezzare le innovazioni. Successivamente, l’uomo medio si pente di non essere stato in grado di valutare il genio, e lo incensa, gli dedica piazze o strade. Ma ai Maestri non servono elogi a posteriori o nomi sulle insegne stradali. Non sono femmina da strada, protestava un altro genio, Carmelo Bene, che, come i suoi pari, voleva invece essere un esempio e uno stimolo per l’evoluzione delle persone comuni. E’ proprio a questo che serve il genio. A guardare al futuro, spesso a contribuire a un futuro migliore.

Van Gogh sentiva la necessità di questa missione quando scriveva:

… Non vivo per me, ma per la generazione che verrà …

 Dipingeva in uno stato di estasi, come si può ben capire dai suoi quadri carichi di fiocchi di colore gettati velocemente, di istinto sulla tela, per impedirsi di pensare, per impedire che il suo ego preoccupato appesantisse il dipinto e permettere solo al suo “Essere di luce” di esprimersi al meglio attraverso la sua mano illuminata. Andava di fretta, quasi per la paura di perdere l’ispirazione, e sfornava un quadro dopo l’altro forse per il terrore di essere invaso nuovamente dai pensieri pesanti, una volta fermato il pennello. Correva a grandi salti sulla tela, al punto di produrre in solo dieci anni 900 dipinti e 1000 disegni.

Un lavoro enorme, al servizio di una necessità spasmodica di rappresentare la realtà.

… Quello cui miro non è una cosa vaga, ma consiste di cose derivate in pieno dalla realtà …

 Come in molti artisti, crebbe in lui la convinzione che la sua arte era più reale del reale. Per rispetto di questa convinzione, arrivò come è noto a tagliarsi un orecchio quando vide che il suo amico Gauguin lo ritrasse appunto con un orecchio mozzato, nel famoso quadro Van Gogh dipinge i girasoli.

 Van Gogh si arrabbiò molto con l’amico per averlo costretto a questa menomazione. Certo esagerò, perché si tagliò l’orecchio intero quando era sufficiente tagliarsi solo la punta, come si può vedere nel quadro. Ma del resto, era più abile col pennello che col rasoio.

Ma chi era l’uomo Van Gogh? Sicuramente era un anima imperscrutabile, che aveva la pittura come unica risorsa per esprimersi appieno e conoscere sé stesso. Questa spasmodica ricerca di sé lo portò addirittura ad ingerire i colori per identificarsi al massimo con i suoi autoritratti. Ne dipinse ben 37 dal 1886 al 1889, poi si fermò. Perché?

L’episodio dell’orecchio mozzato, prima dipinto, poi concretamente realizzato, lo persuase che l’arte potesse non solo ritrarre la realtà, ma che avesse addirittura il potere di condizionare il futuro. Si convinse che le sue tele garantivano la vita futura del soggetto dipinto. Come conferma il critico d’arte Giulio Carlo Argan: “ogni segno di Van Gogh è un gesto con cui affronta la realtà per cogliere e far proprio il suo contenuto essenziale, la vita”. E, preso da un istinto di conservazione dovuto forse più a una necessità di continuare la sua ricerca artistica che di aggrapparsi alla vita, decise di auto ritrarsi più e più volte, tante volte quanti erano gli anni che voleva vivere.

L’ultimo autoritratto è quello senza barba, uno dei dipinti più costosi della storia. Era il 37°, e lui aveva 37 anni. Perché smise di auto ritrarsi se era convinto che, cessando di fissare la sua vita sulla tela, sarebbe morto? Non possiamo saperlo, ovviamente. Possiamo solo avanzare delle supposizioni. Van Gogh, per quanto estasiato mentre dipingeva, spesso soffriva, e spesso da solo. La ricerca pittorica lo portava sempre più lontano dal mondano in cui quasi tutti viviamo, e le sue crisi di follia dovute a questo décalage erano sempre più frequenti. Nelle lettere al fratello Theo parlava sovente di suicidio. Quale modo più elegante di eliminarsi, se non quello di smettere di dipingersi, togliendosi così dalla realtà? E così fu. Non avendo dipinto il suo 38° autoritratto, non arrivò ai 38 anni. E la barba, la barba! Una volta terminato il dipinto scoprì con orrore che si era dipinto senza barba. Non poteva sopportare di usare un rasoio dopo l’orrendo evento dell’orecchio. Fu l’unico suo quadro che non previde la realtà, perché nel suo ultimo anno di vita non ebbe mai il coraggio di rasarsi. Preferì spararsi.

È giusto prendere come esempio i Maestri, ma mi raccomando, non sparatevi.

FacebookTwitterPinterestGoogle +Stumbleupon