Je suis Charlie?

Torniamo a pubblicare dopo la settimana di pausa.

Charlie Hebdo. Persone uccise da poteri forti, quanto forti, non si sa. Si vocifera di CIA in contatto con l’ISIS, e di altre indiscrezioni sempre meno indiscrete. In ogni caso la notizia sicura è che 12 persone sono morte mentre lavoravano. Pare uccise da qualcuno che disprezzava l’opera del Charlie Hebdo, giornale che nel corso della sua attività aveva pubblicato vignette satiriche di carattere religioso. Quindi morte per niente. Presto dimenticheremo e torneremo alle nostre attività quotidiane.

Morte per niente. Per questo i responsabili sono irrilevanti. CIA? ISIS? Non li conosciamo, e non sappiamo da chi a loro volta sono comandate. E cosa li spinge a questi attacchi disastrosi, che provocano morte e sofferenza? Non sappiamo neanche questo. Noi crediamo che la decisione sia presa da uomini perduti, pronti a uccidere pur di non prendere coscienza del fatto che la loro vita è stata uno sbaglio. E sulla sofferenza, non tanto dei morti che di certo non soffrono, quanto dei vivi, parenti, conoscenti, ci speculiamo un po’ tutti: i giornalisti non vedono l’ora che capiti qualcosa del genere per riempire palinsesti; i politici sono ben contenti che queste tragedie distolgano l’attenzione dalle loro malefatte; tutti noi siamo sempre smaniosi di mostrare il nostro punto di vista, mettendo uno o due like sui post che ne parlano, o facendoci selfie in cui mostriamo un cartello con scritto “Je suis Charlie”.

E anche noi di Criptic’art ne strumentalizziamo il clamore per venire un po’ allo scoperto.

Quindi “Je suis Charlie”?

Ma certo che no. Io non morirei mai per le mie idee, preferirei vivere per avere il tempo di assimilarle e di maturarle. Poi, io non sono morto, loro si. E soprattutto, visto che mi sento coinvolto in questa tragedia come in qualunque altra al mondo, perchè soltanto Charlie? Perchè donare attenzione a questa in particolare? Dico così, ma intanto mi ritrovo a scrivere su Charlie Hebdo. Anch’io dò importanza soltanto a quello che avviene in occidente? Eh si, qualche volta fa bene ammettere che “Je suis égoïste”.

L’evento in sè non ci insegnerà nulla: chi è pro morte continuerà ad esserlo. E’ per questo che nel nostro sito abbiamo preferito occuparci di arte piuttosto che di politica. L’arte ci insegna qualcosa: a tramutare il brutto in bello. Gli eventi strazianti o persino le sofferenze atroci di Van Gogh o di Francis Bacon possono diventare splendide. Ogni atrocità si purifica se tradotta in arte. L’arte ci insegna a vivere, a uccidere la morte e trasformarla in vita. Apprezziamo molto le vignette satiriche che stanno uscendo in questi giorni sull’argomento, non tanto perché sdrammatizzano l’evento, quanto perché convertono un fatto di sangue in qualcosa di bello: una vignetta.

Per motivi di copyright non possiamo pubblicare le bellissime vignette dal web, quindi ne improvviseremo una noi.

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