Il museo delle code

di Rackham le Patriote

Oggi, abbiamo sentito la necessità di aprire sul nostro sito la rubrica Musei da esposizione e ne spieghiamo il motivo. Il Museo, a nostro avviso non è unicamente una raccolta di oggetti d’arte, ma anche un contenitore di spettatori le cui vite possono venirne influenzate. Non c’è da stupirsi quindi che noi di Criptic’art avvertiamo il bisogno di soffermarci sull’importanza sociale e umana del Museo.

Di tanto in tanto presenteremo qui dei musei che più di altri hanno attratto la nostra attenzione.

Parleremo, oggi, del Museo delle Code. Già, avete letto bene: “delle code”, luoghi in cui tutti noi, dal miliardario al barbone, abbiamo vissuto l’esperienza di una vita sociale. E’ qui che prende vita la commedia delle battutine scambiate col vicino, dei sorrisi discreti, degli insulti lanciati ai furbetti che sorpassano, o a quelli con le gambe molli che avanzano a fatica.

Il museo è nato in Francia da un’idea di Fleur Pellerin, ministro della cultura, con lo scopo di dare un impulso culturale alla regione operaia del Nord Pays de Calais. L’ intenzione  è di stimolare i territori in difficoltà.

I residenti non sono rimasti indifferenti, stuzzicati dallo sperimentare coi loro stessi piedi, le tante code in cui ci imbattiamo nel corso della vita quotidiana: code in banca, al museo, al supermercato muniti del “numeretto”, e persino una riproduzione perfetta della coda di macchine del caratteristico casello autostradale di Roma Nord: rumore, smog, puzza, tutto è stato fedelmente riprodotto.

Benvenuti al museo delle file d’attesa! Qui ognuno troverà la coda per i propri gusti.

Ci rendiamo conto che potrebbe sembrare un museo quantomeno bizzarro e perfino noioso, ma in realtà ha riscosso molti consensi. Che fortuna per Chamboin, 7889 abitanti, cassa integrazione alle stelle e forte tendenza alla ludopatia. Recenti sondaggi dimostrano che  il 98% di cittadini con il 20% dei week end liberi, sarebbero più che disposti a visitare il Museo delle Code.

Per capirne la ragione basta pensare al tempo che nella nostra vita trascorriamo in una fila: conosciamo gente, litighiamo, ci tocchiamo, inviamo selfies, a volte ci innamoriamo.

Il museo ha pensato di accontentare anche gli inguaribili nostalgici, installando molte file del passato. Tra le più suggestive c’è  quella delle banche anni ’80, quando uno spesso vetro proteggeva la cassiera. Oggi,come sappiamo, i sistemi di sicurezza avanzati permettono gli spazi aperti. E ancora, le file degli spacci all’aroma di detersivo di seconda scelta dove, tra una chiacchiera e l’altra, veniamo immessi quasi senza rendercene conto nelle grandi code dell’Auchan, percorse con la famiglia il sabato pomeriggio.

E’ tutto  qui, per farci rivivere i momenti più intensi della nostra vita.

Ecco le interviste di alcuni operai venuti numerosi all’inaugurazione.  Accalcato intorno alla Casa della birra con i suoi amici e la bandiera della CGT, Gaspard Desponges, 57 anni, capigliatura rada e andatura gargantuesca, ci ha manifestato il suo entusiasmo: “E’ bellissimo per noi della zona, che adesso abbiamo accesso alla cultura. Ci fa sentire tutti un po’ artisti.”

Tra un’intervista e l’altra abbiamo fatto un po’ di baldoria con loro, uniti da una passione comune e contornati dalla decorazione delle barriere di separazione.

Bicchiere alla mano, siamo arrivati al settore dell’esposizione consacrata alla file di attesa della seconda guerra mondiale, dove ritroviamo in lacrime Yvette Lamagouille, 76 anni: “E’ proprio tutto come una volta, quando con la mia mamma andavamo a prendere il pane con la tessera annonaria. A volte aspettavamo per niente. Quando capitava che non ce n’era più, mamma mi stringeva la mano molto forte. Allora io piangevo.” Non ci vergognamo di dire che accanto a Yvette, anche noi abbiamo versato la nostra lacrima.

L’esperienza interattiva delle code continua all’uscita del museo, dove sono nate nuove attività incoraggiate dall’afflusso di gente: La Casa del fritto, La Casa della crêpe, e la camionetta di Baudoin, che assicura la vendita e l’approvvigionamento di berretti e  marsupi.

Ogni negozietto contribuisce con la sua  fila a riprodurre l’atmosfera del museo nella vita reale.

Nonostante l’entusiasmo, non sono mancate le critiche.

In particolare la fila degli ebrei per salire sui treni nazisti ha suscitato un certo turbamento, ma riteniamo che  la sua mancanza avrebbe lasciato incompleto il museo. Un luogo che mostra la banalità del male.

Disordini sono nati anche dall’arrivo a sorpresa di Stephen Hawking, che in serata ci ha concesso un’intervista. Gentilmente ci ha accolti mentre stava mangiando.

Il suo ultimo ritrovato, permette la traduzione simultanea.

 Lo scienziato si è lamentato inoltre della mancanza, nelle file storiche, di strutture a norma per i disabili. Il museo si è giustificando dicendo che le loro file riproducono in tutto e per tutto quelle originali, e che l’attenzione alle necessità dei disabili è nata solo in tempi recenti.

Non vogliamo entrare nelle scelte del museo, ma in generale il nostro giudizio è positivo. Molto riuscito l’esperimento di vivacizzare la vita degli operai della zona che ha incoraggiato tra l’altro la nascita di code spontanee nelle attività commerciali attratte dall’evento.  File che sono una mise en abime del museo stesso. Un museo simbolo del nostro pianeta. La terra, un immenso museo nel quale bisogna sempre fare la fila.

Vogliamo quindi sostenere il museo, i fondatori e gli abitanti della regione, ideando nuove code da suggerire loro.

Non esitate a utilizzare la nostra vetrina per indicare musei che  meritano  la giusta notorietà nella nostra rubrica.

A presto su Musei da esposizione.

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