Grazie Parigi, grazie Venezia !

L’incendio di Notre Dame ha sconvolto tantissime persone, tra cui gli amanti dell’arte e i cristiani di tutto il mondo. Quello che più dispiace è il non poter ammirare quella bellezza per come era. Sarà senz’altro ricostruita, ma proviamo ad immaginare la delusione nel cuore di chi stava mettendo insieme i soldi necessari ad andare a Parigi la prima volta per visitarla. Rimarrà deluso perché Notre Dame verrà ricostruita ma non sarà più la stessa, e del resto anche quella che conoscevamo non era esattamente la stessa delle origini. La storia narra infatti che nel 1843 la cattedrale era abbandonata a sé stessa perché il gotico era considerato uno stile pacchiano, brutto. Per fortuna Victor Hugo la pensa diversamente e scrive Il gobbo di Notre Dame, sensibilizzando la popolazione francese a mantenerla in piedi. E’ anche per questo che nel 1843 la cattedrale viene restaurata completamente, rinnovata.

Nonostante il dolore che provo per questa sciagura, vedo un vantaggio in tutto ciò : abituarmi al distacco. La vita ci impone dei continui distacchi che spesso causano sofferenza. Persone care, case, cattedrali, giovinezza, tutto ciò a cui teniamo è destinato a scomparire un giorno, inclusi noi stessi. E’ in questi momenti che ci accorgiamo che possiamo vivere anche senza le cose che consideravamo immortali e indispensabili.

Anche se alcune cose durano più di altre, nulla è per sempre. Vediamo Venezia, ad esempio. La tragedia di Notre Dame e quella della Serenissima sono strettamente collegate, se non direttamente almeno simbolicamente.

Nessuna città al mondo è stata probabilmente più unica di Venezia, che resterà nella nostra memoria come “la città sommersa”. Nulla era più romantico che percorrere le sue calli e osservarne le vie colme di acqua, in cui il chiaro di luna si specchiava, e in cui la luce del sole si moltiplicava in una miriade di riflessi luccicanti che danzavano sugli eleganti palazzi. Ora non più. I palazzi restano ma sono privi di vita, aridi come una cannuccia in un bicchiere di spritz vuoto. Solo ieri il mare entrava e usciva dalla laguna attraverso le bocche di Lido, Malamocco e Chioggia, ripulendo, accarezzando, amando Venezia. Oramai le acque si sono ritirate, forse per sempre, come se Venezia avesse voluto liberarle per donarle a Parigi, sua cugina da sempre, per salvare dalle fiamme la sua più bella cattedrale. Come un pescatore partito per mare e mai più tornato a casa, portando invece il buon pescato altrove, a chi ne avesse più bisogno. Perché da sempre Venezia è materna ed accogliente. Ma Venezia è nuda, adesso. Infatti il mantello d’acqua è stato portato via, e il mistero che avvolgeva il nostro cuore nell’immaginare chissà quali meraviglie nascondevano i suoi canali non c’è più.

Nessuna meraviglia nascosta sotto i canali, solo barche arenate, gondole disoccupate e fango a palate. Così ci appare ormai Venezia, e dovremo abituarci, distaccandoci dall’abitudine “del come era”, così come dovremo abituarci alla nuova Notre Dame.

Grazie a queste due città impariamo il dono del distacco.

Grazie Parigi, grazie Venezia!

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