Gli inventori di domande

 

Avete mai sentito nominare l’art-cheologia? No? In effetti neanche io fino a poco fa. Ho sentito semmai la parola “archeologia”, cioè “la scienza che studia le civiltà e le culture umane del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante, mediante la raccolta, la documentazione e l’analisi delle tracce materiali che hanno lasciato”, come spiega Wikipedia. Una scienza, quindi, che come tutte le scienze ha bisogno di sperimentare, e di fornire prove per dimostrare come realmente sono andate le cose in passato. Fino a quando questo non avviene, colloco tutto nel campo dell’art-cheologia. Cioè un modo creativo di ricostruire il passato, che anche se non è certo, è bello! Anche se non è una scienza, non ha nulla da invidiare all’archeologia, perché oltre ad intrattenere, l’art-cheologia stimola la fantasia e la ricerca. A volte fornisce perfino delle basi, degli appigli, dei checkpoint a cui ritornare e da cui ripartire.

Come potrete immaginare, quindi, moltissimo appartiene all’art-cheologia e pochissimo all’archeologia. In effetti, è difficile collocare un fatto nel campo dell’archeologia, perché come essere sicuri al 100% di qualcosa che non abbiamo sperimentato personalmente, che non abbiamo visto con i nostri occhi? Molte teorie le accettiamo per vere, giustamente, perché troppo spesso abbiamo bisogno di basi stabili su cui imprimere le impronte del nostro percorso di vita.

Ad esempio, proveniamo dalle scimmie? Non si sa per certo, non è stato dimostrato. E’ una teoria archeologica, ma una certezza art-cheologica. E’ questo il bello dell’art-cheologia, che è comprensiva. Non è una scienza, ma una filosofia umile perché si mette facilmente in discussione, e si occupa più di fornire domande che risposte.

Del resto, è una bella immagine quella in cui la scimmia diventa uomo, perché denigrarla anche se non è dimostrata?

Un’altra domanda che l’art-cheologia si pone è: Se discendiamo dalle scimmie, si può parlare davvero di evoluzione visto che Trump è probabilmente più infelice di una scimmia?

In effetti in che modo migliora la nostra vita avere delle risposte certe? Le domande sono più importanti delle risposte, diceva Socrate. E’ vera questa frase? Non lo so, ma già chiedercelo ci rende più curiosi. Ma poi, era davvero Socrate che lo diceva? Anche se non l’abbiamo udito personalmente dalla sua bocca, diciamo di si. Ci fa risparmiare tempo. Perché in fondo cosa ci cambia davvero se l’ha detto veramente lui oppure no? Forse è più importante sperimentare se è vero. Forse è più importante scoprire da noi se il porci domande ci rende più felici ed evoluti del conoscerne le risposte. E se così fosse, il porre domande sarebbe efficace anche senza ricevere le risposte? Forse, perché cos’è in fondo una risposta? Non è altro che una versione della verità dataci da qualcun altro. Anche se la risposta è motivata da mille argomenti, foto, calcoli, video, non è qualcosa che abbiamo visto con i nostri occhi, toccato con mano. Ma anche se la risposta ce la troviamo da noi, siamo sicuri che i nostri occhi ci dicano la verità? Sappiamo che le droghe, ad esempio, condizionano i nostri occhi e i nostri sensi mostrandoci una realtà differente da quella che sperimentiamo quando siamo non drogati. E se fossimo drogati anche quando crediamo di essere non drogati? Vabbe’, ma così si può mettere in discussione tutto! E perché no? Tanto non ho impegni.

Facciamo un gioco.

Invitiamo i lettori a porsi domande stupide, sulle cose che più si danno per scontato. Come fanno i bambini. Da piccoli infatti, non ci vergognavamo a fare domande stupide.

Non cerco le risposte alle domande, ma chiedo semplicemente al lettore di leggerle con attenzione.

Signora maestra, è vero che la Terra è tonda?

Una risposta ovvia, no? Forse, ma voglio chiedermelo ugualmente, perché non ho mai visto la Terra dallo spazio con i miei occhi. Del resto è capitato spesso che la scienza ha avuto paura ad ammettere di aver sbagliato, e piuttosto che mettere in discussione la propria teoria ha messo in discussione chi aveva posto una nuova domanda. Come si fece con Giordano Bruno, o con Galileo. Mi sono detto spesso che anche se non ho mai visto la terra dallo spazio, so che è tonda (o ovale), come so che la carne di topo mi farebbe schifo anche se non l’ho mai assaggiata. Eppure capita molto spesso che teorie scientifiche accettate per secoli vengano smentite grazie a un ritrovamento o a un esperimento, o grazie a un geniaccio che dimostra che fino a quel momento ci eravamo sbagliati. Io ad esempio in seguito ho provato la carne di topo, e vi assicuro che la mia teoria era sbagliata perché aveva un sapore ottimo! Ricorda un tordo marinato. Nessuno prima di Einstein avrebbe pensato che ci fosse una qualche corrispondenza tra massa ed energia. Lui non solo l’ha dimostrata convincendo tutti gli scettici, ma l’ha fatto maritando (non marinando) le due realtà fisiche nell’elegante formula E=MC2 divenuta logo e simbolo della genialità universale. La curiosità di un uomo ha portato all’ammissione di un errore che ha permesso a noi tutti di evolvere grazie a quella formula, e ci ha aperto le porte a nuove intelligenti domande. Tipo, signora maestra, i pesci hanno sete? E ancora, ci rende più felici essere certi della forma della Terra? Se la Terra fosse un disco, l’Antartide si troverebbe sul lato B?

E ancora!

Questi ritrovamenti in Antartide sono montagne o piramidi artificiali tipo quelle in Egitto?

Se avete altre domande ovvie, domande che considerate così stupide che non avreste il coraggio di porre neanche alla vostra maestra o al vostro psicologo, scrivetele pure nei commenti o inviatele a principevitt@gmail.com

Sarà nostra cura pubblicarle citandone l’autore. Perché se è vero che le domande sono più importanti delle risposte, diventiamo creatori di domande! Dimentichiamo per ora le risposte. Einstein ha allargato le menti con le sue domande, e anche se le risposte che ha dato si riveleranno sbagliate in futuro, conterebbe davvero ai fini della nostra felicità? Con le domande si aprono le menti, e come diceva Einstein La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre.

La nostra mente è più aperta quando abbiamo più certezze o quando abbiamo più dubbi?

La ricerca di una verità è più o meno importante della verità stessa?

E’ più importante essere curiosi o avere delle risposte certe?

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