David: l’ideale perfetto dell’uomo o dell’omo?

Il David, niente come quest’opera unisce il genio al pragmatismo di Michelangelo. La creazione di Adamo che abbiamo approfondito qualche settimana fa tratta senz’altro argomenti  importantissimi, ma è qui che l’artista ha rappresentato tutto sé stesso.

Venticinquenne, nel pieno delle sue forze, scolpisce quello che è considerato da sempre l’ideale della perfezione dell’uomo. Michelangelo, omosessuale, nelle sue opere traboccanti di muscoli rappresenta il suo amore per il corpo maschile. Qui, sembra scolpire sé stesso all’inizio di un’ardua battaglia. Come David, che secondo la Bibbia sfidò Golia il gigante filisteo che aveva infangato il nome di Dio, anche Michelangelo scolpendo quel precario blocco di marmo che aveva scoraggiato altri scultori prima di lui, vinse la sua sfida.

La zona sinistra dell’attuale figura era talmente friabile che consigliarono a Michelangelo di lasciare il blocco coricato e scolpirlo orizzontalmente, raffigurando Golia steso a terra dopo la botta, e David in piedi. Ma l’opera in quel modo non avrebbe potuto svettare imponente in piazza della Signoria toccando il cuore dei fiorentini.

L’ambizioso scultore sollevò il blocco in verticale come David aveva sollevato la pietra letale, caricò il peso sulla gamba destra della figura rinforzandola e decorandola con un tronco che parte dal basamento, e risolse così il problema della stabilità.

Michelangelo fissa il momento immediatamente precedente al lancio del sasso. Quell’attimo di calma suprema prima della tempesta. Belli ma meno efficaci i David del Verrocchio o di Donatello, che ritraggono il ragazzo dopo che aveva decapitato il gigante, quando ormai l’energia vitale si era già esaurita.

Verrocchio e Donatello infatti ci rendono spettatori, limitandosi a mostrarci l’esito della battaglia, mentre Michelangelo sceglie il momento più importante dell’evento e ce lo fa vivere da protagonisti. L’occhio del suo David è puro, concentrato, conscio dell’importanza del compito perché è un emissario del Signore. E’ sicuro della riuscita proprio perché protetto da Dio. E’ qui che Michelangelo perfezionò la tecnica degli occhi forati, contenitori di una maggiore espressività.

 

Ma forse c’è qualcosa di ancora più profondo nascosto in quelle pupille che Michelangelo si diede la pena di scavare. Forse quegli occhi oltre alla concentrazione esprimono sentimenti più profondi.

Quell’espressione enigmatica lascia spazio a tante interpretazioni e ci permette di immaginare il gigante che stava davanti a David. In effetti a differenza dei David scolpiti e dipinti da altri artisti, qui Golia fisicamente non c’è. Ma siamo veramente sicuri che il nemico sia completamente assente dalla scena?

E soprattutto siamo sicuri che Golia fosse nemico di David?

Così abbiamo sempre creduto, fino alla nostra recente visita alla Galleria dell’Accademia di Firenze dove il David è esposto. Un’accurata ispezione dell’opera ci ha permesso di formulare un’altra interpretazione. Michelangelo, mago dei dettagli nascosti, ha celato qualcosa in un punto della scultura che spesso viene trascurato: il retro.

Forse Golia assente fisicamente, è presente nel cuore di David oltre che in un altro punto. Mai avremmo avanzato questa ipotesi se non avessimo scoperto questo.

Una G scolpita sulla natica del David.

Una foto rivelatoria, anche perché, incredibile ma vero, la lettera è invisibile da altre angolazioni.

 

 

Cosa rappresenta questa lettera se non il nome dell’uomo che David è costretto ad uccidere per volere divino? Sappiamo bene che a volte il dovere contrasta con quello che il cuore ci suggerisce. E David innamorato di Golia di un amore impossibile viste le priorità della guerra, ha voluto lasciare traccia del suo amato nel punto del suo corpo che forse più di ogni altro era stato intaccato dal gigante.

E le famose mani grandi? Molti sostengono che simboleggiano la grande forza d’animo del piccolo uomo e l’attività attraverso cui la ragione si esprime. E se invece il motivo fosse meno simbolico e più prosaico? Se fossero una necessità del David a raggiungere le dimensioni di Golia, ed essere quindi all’altezza di soddisfare il suo partner?

Ci rendiamo conto che le nostre teorie possano sembrare audaci, ma sono anche giustificate dai tanti pezzi del mosaico che visti da questa angolazione si incastrano perfettamente.

E la fionda! Che dire della fionda che assomiglia ad una di quelle fruste molto usate in alcuni giochi erotici?

In questa nuova luce, negli occhi del David penetranti e penetrati si ritrova molto più della semplice concentrazione. Ora ci vediamo l’angoscia, il dilemma: rinunciare alla battaglia col suo amato disobbedendo al volere di Dio, o ucciderlo e guadagnarsi la gloria eterna? Usare la frusta come mezzo di piacere o come arma? Scelta difficile, condizionata da un amore speciale. Come speciali sono le dimensioni che contraddistinguevano Golia il gigante che possedeva il cuore di David. Quella G tatuata sul suo cuore, deve essere cancellata nel momento della verità per non intralciare l’atto della vendetta divina. Ma non può sparire del tutto e rimane così impressa e visibile da una sola angolazione, sfuggente come uno sguardo che viene colpito da una visione che compare per un centesimo di secondo e poi scompare, ma riesce tuttavia a  incidere il duro marmo.

Michelangelo amò David come simbolo dell’uomo e dell’omosessualità. Scelse quel blocco di marmo fragile nel lato sinistro sperando che anche il cuore ivi collocato fosse fragile. Ma restò di fredda pietra.

La scultura quindi forgia a sua volta l’anima dello scultore, e col suo scalpello di pietra colpisce il cuore di Michelangelo che esplode in un amore eterno e impossibile.

 

 

 

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